Gianni Nappa

Gianni Nappa

Gianni Nappa – Napoli

La critica di Gianni Nappa al lavoro di Marco Rizzo

La sospensione lieve che il feto ha nel liquido che lo foraggia, protegge e offre vita, si pone come metafora della memoria che Rizzo rielabora per dar vita, un nuovo inizio che come archetipo della leggenda, si offre alle sirene di una bellezza dinamica, che solo nel mare globale non uccidono gli osservatori come novelli Ulisse alla ricerca della casa perduta.

Opere e quindi rilettura, reinterpretazione, sogno, pensiero che dalla bellezza di una città formata da bellezze, riconverte alla dinamica della scoperta nuova, di un’altra dimensione che avvolge in universo tutte le creature che nella stessa sintesi vitale offrono la loro partecipazione al divenire.

Ma Rizzo si pone come artista nel perenne gioco della rappresentazione, dell’ipotesi nuova in continuo movimento, con la sua anima, che interpreta in scatti.

Amore, parte di, sentimento di cittadino con la città sulla pelle, che bisogna carezzare con il sentire creativo, con quell’esigenza di rinnovare per rinnovarsi. Un Nuovo Inizio, che apre le porte ad Alì Babà dei tesori nascosti. Ma in fondo, siamo noi che guardiamo la città o piuttosto è la città che permea e ci offre il suo seno.

E’ un gioco dove l’acqua diventa la “visione” e la città il desiderio – l’uomo è stato l’artefice di tutto ciò, come è possibile che cerchi di distruggere la sua opera? Domani nel perdersi del tempo qualcuno ritroverà una di queste foto e troverà un Nuovo Inizio per la ricerca.

Gianni Nappa 

 

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