Ernesto Cappelletto

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Sogni di Ernesto Cappelletto

Molti ebbero a scrivere sulle città in genere e sono autori di peso come Calvino o Levinas ma grazie a queste foto di Marco Rizzo ho ritrovato la leggerezza del Nuovo Inizio. Sì, finalmente Venezia è sprofondata come volevano i futuristi ma ciò nonostante essa emana un grande fascino. L’acqua conserva la sua memoria come dentro un grande acquario, dove i settecenteschi capricci si ripetono dal vivo e sculturalmente.

Le immagini trasognate e cinerine di Rizzo ci riportano alle acque profonde della caverna archetipo di Géza Roheim, o al liquido amniotico di materna memoria e da qui discende il loro fascino. Il tema c’è, l’esperienza pure, e il sogno investe tutta questa bellissima produzione; un sogno che si avvererà e reca già oggi il germe del futuro. Pur tuttavia mi ricordo un film di Marco Rizzo “Sapore”, che faceva passare il tempo attraverso la velocità del cambiamento delle nuvole e quindi del cielo.

Un cielo, probabilmente, molto vicino ai nostri cieli veneti molto mossi e veloci con nuvole cangianti. Allora sono uscito. Era qualche giorno fa. Mi sono disteso sull’erba a pancia in su, ancorato a terra sulla schiena, e ho guardato le nuvole passare sopra la mia testa ed avevo l’impressione di essere sul fondo di un grande acquario dove il cielo era il limite dell’acqua e l’umanità tutta si muoveva lentamente all’interno di questo grande acquario immaginario. Insomma credevo, come nel film “Sogni” di Akira Kurosawa, di essere dentro al grande film della natura e di essermi riappacificato con essa grazie a queste foto di Marco Rizzo.

Dreams by Ernesto Cappelletto

Many wrote about the citiies in general. Authors like Calvino or Levinas but thanks to these photos of Marco Rizzo I found the lightness of a New Beginning. Yes, Venice has sunk finally as the Futurists wanted, but even so Venice is still enchanting. The water retains its memories as in a large aquarium, where the eighteenth-century ‘capricci’ repeat themselves both live and through sculptures.

Rizzo’s dreaming ashy images take us back to the deep waters of the cave archetype of Géza Roheim, or amniotic fluid of maternal memory their charm derive from this. There is a theme and there is an experience as well, and the dream involves all this beautiful production. A dream that will come true and already bears the germ of the future. Yet I remember a film by Marco Rizzo, “Sapore”, which left the time passing through the speed of change of the clouds and then the sky.

A sky probably very close to our venetian skies, constantly changing with iridescent clouds. Then I left. It was a few days ago. I lay on the grass, anchored to the ground with my back and watched the clouds pass over my head and I had the impression of being at the bottom of a large aquarium where the sky was the limit of the water and all humanity was moving slowly in this huge imaginary aquarium. So I thought I was in the great film of Nature, as in the film “Yume” by Akira Kurosawa, and I thought that I was reconciled with It, thanks to these photos of Marco Rizzo.

Ernesto Cappelletto